Il 10 dicembre 1862 il Beato Pontefice Pio IX entrava solennemente nella Chiesa di San  Salvatore in Lauro dopo un lunghissimo tempo di restauri a causa della rovina in cui tale chiesa era caduta dopo un furioso incendio che l’aveva completamente distrutta alla fine del XVII° secolo.

Per decenni non fu possibile procedere a restaurarla in modo conveniente e solo l’intervento di un Papa marchigiano di origine e devotissimo della Madonna di Loreto portò a conclusione il restauro che potremmo definire riedificazione della Chiesa stessa.

La data per tale inaugurazione, fu scelta nella festa della Traslazione della Santa Casa lauretana, in tale evento il Santo Padre avrebbe incoronato l’antichissima icona lauretana conservata in San Salvatore in lauro con un meravigliosa corona d’oro. Il Beato Pio IX, accompagnato da Cardinali e Vescovi, faceva dunque il suo ingresso nel tempio rinnovato e risplendente nei suoi marmi, stucchi e arredi. Il popolo accorso numerosissimo poteva ammirare anche gli splendidi parati liturgici che il Pontefice stesso aveva commissionato e  donato alla Chiesa  quale segno della sua devozione alla Madre di Dio. Parliamo del prezioso parato liturgico composto dalla pianeta papale, dalle dalmatiche, dai piviali solenni, dal conopeo e dai paliotti per l’altare.

Questo imponente parato liturgico era stato fatto realizzare con filo d’oro fino su tela in lamina d’oro di San Leucio. I disegni erano sati composti dalle monache aggregate alla nuova fondazione ideata dal beato Giuseppe Marchisio sotto la protezione di San Giuseppe. La prima casa di dette suore era infatti ospitata presso gli spazi abitativi del Pio Sodalizio dei piceni e lì le pazienti monache confezionarono il prezioso parato.

Il passare degli anni e la non sempre felice perizia nelle conservazione hanno portato questo tesoro di arte e pietà a ridursi in uno stato tale da far disperare sulla possibilità di un  recupero attraverso un restauro. Nel 2014 il parroco, Monsignor Pietro Bongiovanni, cultore di queste memorie, ha interpellato numerosi specialisti nel settore ed individuato nella artistica competenza di alcune ricamatrici presso il Monastero delle Benedettine del Santissimo Sacramento in Roma, le persone capaci di ridare vita e dignità liturgica a brandelli ormai destinati all’oblio. Anche la ditta di Milano “Mario Bianchetti” ha contribuito a questo lavoro di studio e ripristino.

Il restauro è stato particolarmente delicato dovendo ritagliare tutto il grande ricamo originario per riportarlo sulla Tela chiamata lamina d’oro tessuta a mano nelle seterie di San Leucio. Il lavoro svolto si è preoccupato di conservare l’originale il più possibile con la ripulitura dell’oro con prodotti chimici specifici , il ritaglio dalla stoffa antica e la ricucitura attenta, con filo d’oro, su nuova tela.

La vicinanza con la Fondazione-Terzo Pilastro, già autrice di altri importanti interventi nella chiesa di San Salvatore in Lauro, e la proverbiale sensibilità del Presidente della stessa, il Barone Professore Avvocato Francesco Maria Emmanuele Emanuele, ha permesso di affrontare questo significativo sforzo economico.

La Fondazione infatti, accanto alle numerose iniziative di carattere umanitario e sociale ha curato nella nostra città grandi eventi culturali, basti citarne uno che per peculiarità e imponenza rende irraggiungibili simili livelli: l’esposizione al pubblico, per la prima volta nella storia, del tesoro di San Gennaro. Accanto a queste magnificenze, questa di San Salvatore in Lauro trova il suo spazio e la sua dignità. Tornano all’uso liturgico questi splendori che parlano di storia, di un arte antica e ormai rara come il ricamo e di fede. La comunità di San Salvatore in Lauro esprime coralmente la propria gratitudine a chi ha voluto con generosità sostenere questo progetto, al Prof Emanuele un grazie particolare e una riconoscenza che andrà oltre le semplici e umane parole.