Il Santuario dei Piceni a Roma: un quadro di Pietro da Cortona e gli altri capolavori da ammirare

Attraversato il Tevere da Ponte Sant’Angelo e lasciata alle spalle l’imponente figura di Castel Sant’Angelo, dirigendosi verso via dei Coronari, si arriva davanti alla maestosa facciata del Santuario di San Salvatore in Lauro. Completata nell’Ottocento, la facciata fu terminata solo nel 1862 ad opera dell’architetto Camillo Guglielmetti, vincitore del concorso indetto dall’Accademia di San Luca. Sovrasta il portale, al di sopra della trabeazione, lo stemma di papa Pio IX, il papa marchigiano regnante durante i lavori di completamento. Ancora più in alto campeggia una scultura di Rinaldo Rinaldi, che raffigura, in bassorilievo, il trasporto della casa della Madonna da Nazareth a Loreto e, ancora più in alto la dedica alla Madonna Lauretana che recita: «Mariae Lauretanae Piceni Patronae».

Dal 1669 infatti la chiesa era divenuta proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni in Roma – attuali proprietari delle mura dell’edificio e dell’annesso Complesso Monumentale – che vi avevano istituito il culto della Madonna di Loreto a Roma, ma nonostante questa nuova intitolazione, il popolo romano continuò, allora come oggi, a chiamare il Santuario con il suo antico nome: San Salvatore in Lauro. La più antica attestazione della chiesa, sorta sulle rovine di un antico tempio pagano dedicato alla dea Europa e circondato da piante di alloro – in latino laurus – è presente già alla fine del secolo XII nel famoso Liber Census di Cencio Savelli, futuro Papa Onorio III, sotto il titolo Sancti Salvatoris de Lauro.

Inizialmente, nel Medioevo, la chiesa era divisa in tre navate, poi ridotte ad una sola quando, nel 1450, il cardinale Latino Orsini la fece restaurare a proprie spese, facendovi costruire un convento annesso, dedicato a San Giorgio, che ospitò poi i canonici di San Giorgio in Alga di Venezia. Ulteriori restauri furono apportati dopo il 1591, l’anno in cui la chiesa subì un disastroso incendio. A questo periodo risalirebbero i lavori di rifacimento, che previdero l’introduzione delle venti colonne monolitiche ancora oggi esistenti, le quali, rievocando lo stile veneto palladiano, rendono questo Santuario unico in tutta Roma. Non è ancora chiaro se i disegni di quest’ultimo progetto fossero di Domenico Paganelli o del più celebre Ottaviano Nonni, detto il Mascherino, che progettò anche la famosa Torre dei Venti in Vaticano.

Successivamente, i Piceni hanno effettuato ulteriori restauri e ampliamenti al Complesso di San Salvatore in Lauro: un collegio per studenti universitari marchigiani, ricavato dai locali del vecchio convento e la costruzione del transetto e della cupola della sagrestia (l’architetto incaricato fu Ludovico Rusconi Sassi). I lavori di ampliamento durarono molti decenni e terminarono solo nel 1734. Oggi, all’interno del Santuario di San Salvatore in Lauro è possibile ammirare opere di Pietro da Cortona, dell’Orbetto e di Pierleone e Giuseppe Ghezzi. Qui si conserva anche la più antica riproduzione della Madonna di Loreto, opera seicentesca da alcuni attribuita al Duquesnoy, e una riproduzione del veneratissimo Crocifisso di Sirolo (1713), opera di Francesco Bellucci.